martedì 14 dicembre 2010

Aiello, Il territorio dell'Agro Falisco: l'ambiente.



Da L’Agro Falisco. Di Maria Anna De Lucia Brolli. Contributi di Daniela Gavallotti e Maurizio Aiello. Collana: Guide territoriali dell’Etruria meridionale. Roma: Quasar, 1991. [129-136] p. : ill. ; 24 cm.
 

 L’AMBIENTE
di Maurizio Aiello

IL TERRITORIO DELL’AGRO FALISCO

Delimitato ad est dal corso del Tevere e ad ovest dall’apparato vulcanico dei Monti Cimini, il territorio falisco si sviluppa, in linea di massima tra la confluenza del Nera e quella del Treja nel corso principale del Tevere. Il corso del Tevere, in questo tratto, acquista importanza per il convogliamento delle acque del Nera, che aumentano la portata quasi triplicandola.
Le estreme propaggini dei Monti Cimini lo costringono a tratti in ripide scarpate; in altri le terre coltivate giungono sino al margine del fiume riducendo la vegetazione riparia a stretti corridoi di pioppi, frassini ed esigui giuncheti.
Pur se privo oramai della copertura boschiva una volta estesissima e che raccordava, in un susseguirsi di panorami vegetali, il corso del fiume alle vicine aree collinari e montuose, e nonostante le vie di grande comunicazione, ferroviarie ed autostradali, che lo lambiscono, l’ambiente del Tevere conserva ancora aspetti suggestivi e tratti in cui il lento scorrere delle acque, oramai regimentate da una serie di sbarramenti in vari punti del fiume, ammalia il visitatore con un’atmosfera non condizionata dalla frenesia e dalla convulsione della vita quotidiana.
Ben diverso appare il paesaggio delle bancate tufacee che dai rilievi vulcanici di Vico, dei Cimini e dei Sabatini si stende fino alle piane alluvionali ed argillose della valle del Tevere. Qui il paesaggio è più aspro e variegato, anche se queste caratteristiche sono anch’esse determinate dal vicino corso del Tevere. Il bacino del grande fiume, infatti, funziona come una sorta di calamita per le acque del versante orientale degli apparati vulcanici ad esso limitrofi.
Una serie di corsi d’acqua, lunghi solo poche decine di chilometri, corrono verso il Tevere, scavando ed erodendo il tufo, creando profonde forre e valloni in cui l’umidità ambientale conserva una vegetazione folta e ricca di specie, vegetazione che per la ripidezza dei versanti non è neanche disturbata dall’azione dell’uomo che trova ormai antieconomico approvvigionarsi di legname in luoghi così difficili, o addirittura impossibili da raggiungere per i mezzi meccanici.
L’attività e l’antica origine vulcanica si manifestano, oltre che nella natura del terreno, anche nella ricchezza di sorgenti minerali ed idrotermali.
Appartiene al territorio falisco anche l’apparato vulcanico di Vico, ben distinto da quello Cimino, di cui costituisce una propaggine meridionale, per periodo di attività ed anche per le attuali caratteristiche dell’ambiente.
Il lago di Vico, ospite dell’omonimo cratere, e la relativa Riserva naturale regionale, costituiscono l’elemento naturalistico più rilevante dell’area, insieme ad altri siti minori, tra cui vanno ricordate le “salse” di Bassano in Teverina.
Qui emissioni di gas sulfurei sotterranei e di acque sulfuree donano all’ambiente del laghetto di Bassano un caratteristico aspetto biancheggiante, con colate di fango, “le salse” appunto, che solidificandosi con giunte ed erbe acquatiche formano un terreno solido.

La Riserva naturale regionale del lago di Vico

La Riserva naturale del lago di Vico ricade all’interno del vasto comprensorio naturale dei Monti Cimini costituito da un comprensorio naturale di indubbio valore formato da un insieme di rilievi montuosi di origine vulcanica (fig. 105).
Il complesso eruttivo dei Cimini è composto da due distinti apparati vulcanici: il Monte Cimino, più antico, e quello, più recente, che ospita nel suo cratere il lago di Vico. Lo specchio lacustre racchiuso all’interno di questa cinta craterica è uno dei più belli e meglio conservati dell’Italia centrale, ed ha una tipica forma a ferro di cavallo, dovuta alla presenza, sulla sponda nord, del monte Venere, un conetto vulcanico interno al cratere maggiore originatosi con un’eruzione successiva.
La Riserva naturale si estende nel comune di Caprarola per 3240 ettari di cui circa 1000 sono costituiti da boschi d’alto fusto e, solo in piccola parte, da boschi cedui. Una analoga porzione di territorio è occupata dal lago e dalle fasce palustri circostanti e 1240 ettari, infine, sono costituiti da colture agricole, in massima parte noccioleti, che costituiscono una delle principali risorse economiche dell’area ed i cui frutti sono alla base di molte delle preparazioni dolciarie più caratteristiche e tradizionali.
La Riserva naturale comprende una grande varietà di ecosistemi naturali: l’ambiente boschivo, con estesi boschi d’alto fusto di faggio e cerro che annoverano esemplari di piante plurisecolari; l’ambiente palustre, concentrato principalmente nella zona detta dell’ “pantanacee”, formata da acquitrini, canneti e giuncheti che ospitano interessantissime specie di uccelli acquatici, e l’ambiente lacustre vero e proprio, con una ricca fauna ittica e un’abbondantissima avifauna.
L’origine geologica del lago di Vico risale a circa 100.000 anni fa, quando, cessata l’attività eruttiva dell’intero apparato vulcanico, le acque che scaturivano dalle sorgenti sotterranee e le piogge torrenziali riempirono la conca, dando origine al lago. All’inizio, e per molti millenni successivi, il lago ebbe un’estensione assai maggiore di quella attuale. Il livello delle acque arrivava, presumibilmente, fin quasi ai bordi del cratere con la cima del monte Venere che si ergeva come una penisola nella parte nord-orientale della distesa lacustre.
Per molti millenni, fino a quando l’opera umana non iniziò a modificare l’aspetto, l’ambiente rimase immutato: poi gli Etruschi, ed in seguito i Romani si adoperarono per abbassare il livello del lago attraverso un canale scavato artificialmente con il quale il livello delle acque fu abbassato di circa 20 metri. Furono poi i Farnese, intorno al 1500, a ripristinare il canale, l’attuale Rio Vicano, abbassando ulteriormente il livello del lago di tre metri e regolandone le escursioni con una chiusa tuttora esistente. L’abbassamento del livello delle acque lasciò scoperta una notevole estensione di terreni coltivabili, favorendo l’insediamento di piccole comunità di agricoltori e pastori.
Il lago si estende per una superficie di circa 12 km. quadrati, ha un perimetro di 18 km. ed una profondità media di 22,2 m. con un massimo di 49,5 m.
La caratteristica peculiare delle acque del lago è la purezza ed infatti sono utilizzate per uso potabile da tre comuni del comprensorio. Per salvaguardare questa importantissima risorsa idrica sul lago è vietato l’uso dei natanti spinti a motori a combustione interna, mentre sono praticati intensamente il canottaggio e la vela, in particolare il windsurf.

Geologia e morfologia

L’origine dei Monti Cimini e della valle che ospita il lago di Vico si deve attribuire ad imponenti manifestazioni di attività vulcanica, incentrate più che altro su fenomeni esplosivi che hanno originato terreni formati da vari tipi di tufi.
L’apparato vulcanico del Monte Cimino, situato a nord della Riserva naturale, ha iniziato per primo, all’inizio del Quaternario, la sua attività eruttiva (fig. 106). Successivamente, nel Pleistocene, inizia l’attività del vulcano di Vico che alterna ingannevoli pause a violente fasi esplosive con la formazione di rocce prevalentemente tufacee. Dopo il lungo periodo di intensa attività vulcanica, a seguito di uno sprofondamento tettonico si è avuta la formazione della Caldèra di Vico.
I confini della Riserva naturale corrono in gran parte lungo il crinale della cinta craterica e racchiudono in una grande conca il lago stesso ed il monte Venere. Il territorio di fondovalle è prevalentemente pianeggiante ma il versante interno della conca raggiunge una pendenza rilevante. L’altitudine varia da 450 a 965 m.,quota raggiunta dalla vetta di monte Fogliano.
La piovosità è una delle più elevate di tutto il Lazio e raggiunge gli 850 mm. l’anno; tutte le acque raccolte dal versante interno della cinta craterica e dal monte Venere alimentano direttamente il lago.

Vegetazione e fauna

Una gran parte del territorio emerso della Riserva naturale è coperto da boschi rigogliosi la cui crescita è favorita dalle precipitazioni abbondanti e dalla fertilità del suolo. La copertura boschiva è pressoché uniforme sui versanti della cinta craterica, sul monte Fogliano e sul monte Venere, mentre i terreni pianeggianti intorno al lago, un tempo ricoperti dal bosco, sono ora occupati da coltivazioni di nocciolo. Sulle pendici interne della cinta craterica si sono sviluppati boschi d’alto fusto formati in prevalenza di cerro con esemplari anche di notevoli dimensioni, mentre sul monte Fogliano e sul monte Venere si estendono maestose faggete, in alcune zone pure, altrove miste al cerro, che annoverano esemplari secolari con tronchi di enormi dimensioni.
La presenza del faggio in questa zona è assai particolare, dato che qui scende a quote (530 m.) ben al di sotto del limite altitudinale inferiore di questa specie nell’Italia centrale; ciò è dovuto alle condizioni climatiche locali favorevoli.
Oltre al cerro ed al faggio,i boschi della Riserva ospitano altre specie arboree come lecci, aceri, carpini, ornielli ed olmi.
Una formazione boschiva tutta particolare è costituita da castagneti da frutto (fig. 107), tipici dei comprensori dei Monti Cimini: anche se sottoposti da secoli all’intervento dell’uomo, questi castagneti secolari sono molto importanti per la fauna perché offrono rifugio a numerose specie di uccelli e mammiferi (fig. 108).
Molto ricca e di notevole pregio è la fauna che popola questi boschi. Tra i mammiferi troviamo ancora numerose specie di predatori come la martora, la volpe, la faina, la puzzola, la donnola ed il raro gatto selvatico; tassi ed istrici si contendono le tane scavate, generalmente, al riparo di qualche grosso masso vulcanico. A fornire cibo a questa schiera di predatori provvede un piccolo esercito di roditori, come ghiri, moscardini, arvicole e topi selvatici e di insettivori, come talpe e toporagni.
Anche l’avifauna, naturalmente, è notevolmente interessante e diversificata. La maggior parte delle specie di uccelli boschivi italiani è rappresentata all’interno dei boschi di Vico. Particolare importanza assume la presenza dei rapaci come la poiana, lo sparviero, il falco pellegrino ed il nibbio bruno. Altri caratteristici abitanti dei boschi di Vico sono i picchi, picchio rosso maggiore,  picchio rosso minore e picchio verde, che trovano alimento nei numerosi alberi secolari e nei tronchi abbattuti da temporali o forti nevicate.
Grazie all’integrità che lo caratterizza, il lago di Vico, ospita nelle sue acque una fauna d’eccezione: esse infatti sono ricche di numerose specie di pesci tra cui il luccio, il coregone, la tinca, il persico reale e l’anguilla.
Ma l’elemento caratterizzante della fauna del lago è la presenza di una ricchissima popolazione di uccelli acquatici (fig. 109), per i quali la Riserva rappresenta uno dei luoghi di svernamento e di sosta più importanti del Lazio. Durante l’inverno, per circa cinque mesi, il lago offre rifugio ed alimento a più di 5000 tra folaghe ed anatre selvatiche di varie specie come la moretta, il moriglione, il germano reale, l’alzavola, il codone e la rara canapiglia. Nelle acque aperte del lago, soprattutto nella stagione invernale, troviamo numerosi il gabbiano reale ed il gabbiano comune. Gli svassi, sia lo svasso rosso assunto come simbolo della Riserva, che i tuffetti, vivono numerosi nelle acque di Vico subito riconoscibili per la particolare tecnica di immersione e, per quanto riguarda lo svasso rosso, per le caratteristiche danze di corteggiamento.

I servizi della Riserva naturale

La Riserva del lago di Vico, che opera sin dal 1983, ha realizzato una serie di strutture per favorire la visita, la conoscenza dell’ambiente e lo svago dei visitatori, in armonia con le esigenze di conservazione delle risorse ambientali (fig. 110).
Sono quindi numerosi i sentieri escursionistici, tutti adeguatamente segnalati, che possono essere percorsi per visitare il territorio della Riserva e per giungere nelle parti più interessanti e spettacolari. Aree di sosta, attrezzate con panche e punti fuoco protetti, sono dislocate presso i punti di più facile accesso, mentre per la sosta di più giorni è disponibile un campeggio opportunamente attrezzato. Tra le strutture di visita assumono particolare rilievo i “sentieri natura”, percorsi attrezzati con pannelli esplicativi delle caratteristiche ambientali e naturalistiche che man mano si incontrano: significativi i sentieri delle “Pantanacce” nella zona umida e del “Fondo delle tavole” nella faggeta di monte Venere.
La Riserva del lago di Vico, inoltre, è la prima area protetta in Italia a disporre di un sentiero natura per non vedenti, attrezzato con tabelle in Braille, plastici e corde per la guida del visitatore, in modo da permettere ai non vedenti di “toccare con mano” gli affascinanti aspetti della faggeta e del sottobosco.
Numerosi sono anche i servizi offerti al visitatore: dal campeggio, già citato, al centro nautico dove possono essere noleggiati kayak e canoe, al centro ippico dove si possono organizzare gite a cavallo anche di un’intera giornata per visitare i luoghi più reconditi della Riserva. Presso il paese di Caprarola, nelle ristrutturate scuderie di palazzo Farnese, è allestito un centro visita con esposizioni permanenti delle caratteristiche ambientali della zona e con la frequente organizzazione di incontri, seminari e conferenze a carattere ambientale e culturale.

Come si raggiunge la Riserva

L’area della Riserva è raggiungibile facilmente, in auto, dalla ss. n. 2 Cassia, sia provenendo da Roma e imboccando all’altezza di Monterosi la deviazione Cassia – Cimina, sia da Viterbo direttamente attraverso la Cassia – Cimina, che permette tra l’altro di attraversare il bel paesaggio del vulcano Cimino, prima di giungere al lago di Vico.
E’ consigliabile dapprima passare al Centro Visite di Caprarola, presso le scuderie Farnese, per cartine e materiale illustrativo, ed anche per prenotare ed informarsi su eventuali visite guidate.
Informazioni e materiale illustrativo sono anche disponibili presso il Centro Ippico ed il Centro Nautico, entrambi nella zona della Riserva vera e propria.


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